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La Pubblica Assistenza CROCE VERDE PRAESE, con il patrocinio del Comune di Genova, organizza una giornata interamente dedicata all'arte della danza per riunire le scuole e i loro giovani danzatori in un evento benefico, finalizzato alla raccolta fondi per l'acquisto di materiale medico-sanitario.
Gli stages saranno tenuti da insegnanti qualificati, attivi nel panorama della danza genovese, nel pomeriggio di domenica 29 maggio, a partire dalle ore 14.30 circa.
La serata, con le esibizioni delle scuole che aderiranno alla rassegna, sarà presentata da NICOLA MONTESE, con la partecipazione del gruppo comico "GLI ANGHESI".
Per informazioni su come partecipare, contattare su Facebook:
Silvia Noemi L
Alessandra Rugo
oppure scrivere a:
dance4people@gmail.com
Articolo del Il secolo XIX datato 18 marzo 2011
Storie di rinascita
Pra’, il detenuto sconta la pena in ambulanza
Genova - Si può sbagliare e ricominciare. E la vita di Antonio Garofalo, detto Antonino, nato a Palermo, è ricominciata a 41 anni. Dopo un tuffo al cuore, dopo una di quelle notizie che ti leva il respiro. Esattamente la mattina del 16 aprile 2010, dopo una notifica dei carabinieri. Deve scontare ancora 3 anni e 2 mesi di carcere e deve costituirsi. Il respiro di Antonino si ferma un secondo. la sua mano si blocca con il foglio in mano.
Perché Antonino, in carcere, c’era già stato, tre anni. Tre anni di sofferenza e pentimento, tre anni nei quali aveva imparato che la vita è fuori, tre anni nei quali aveva collaborato con la giustizia. «Quando sono stato riportato nel carcere di Marassi – spiega – ho pensato che fosse finita, che da quel mondo non sarei potuto uscirne più».E invece non è stato così. Prima della notifica, infatti, Antonino aveva conosciuto la realtà della Croce Verde di Pra’. Si era iscritto e, visto che aveva fatto e superato i corsi necessari per salire sulle ambulanze, aveva iniziato a fare il volontario. E proprio la dirigenza e i militi della pubblica assistenza hanno deciso di intraprendere insieme a un avvocato le pratiche per l’affido, che avrebbero consentito ad Antonino di scontare la pena presso l’ente di soccorso, come volontario.
«Lo avevamo conosciuto un anno prima di quella notifica – spiega Massimiliano Zippo, direttore dei servizi della Croce Verde di Pra’ – e sapevamo bene la sua storia. Per iscriversi, infatti, aveva dovuto presentare la fedina penale e i carichi pendenti. Sapevamo che aveva un processo in appello non ancora terminato ma niente lasciava presagire a una nuova condanna. Conoscevamo però anche la sua storia umana, quella che l’ha portato a sbagliare. Lo abbiamo seguito, osservato. Ci siamo resi conto che è un uomo eccezionale, serio, rispettoso. Quando quella mattina di aprile, in lacrime, ci ha detto che avrebbe dovuto costituirsi per scontare altri tre anni di carcere, ringraziandoci perché ci aveva considerato come una famiglia, non ce la siamo sentita di lasciarlo solo. Abbiamo così deciso di rivolgerci a un avvocato, studiare qualcosa per poterlo salvare da quello che per lui, lo sappiamo bene, sarebbe stato un inferno. E abbiamo capito che l’unico modo di aiutarlo era chiederne l’affido per il tempo della pena. Non ci abbiamo pensato due volte, abbiamo fatto tutte le pratiche necessarie e, dopo sei mesi, il magistrato di sorveglianza ha dato il via libera ed è tornato da noi».
Arresti domiciliari nella sede della pubblica assistenza.Antonio riceve un letto nel dormitorio della Croce Verde e un rimborso spese in cambio delle prestazioni di soccorritore e autista. Per lui è come rinascere, nonostante non possa allontanarsi dai confini di Genova. «Quando mi sono venuti a trovare in carcere e mi hanno detto quello che avrebbero voluto fare – racconta il volontario – non ci volevo credere. Non avevo una famiglia, non avevo più nessuno. Nella prima esperienza in cella ero stato l’unico a non avere mai avuto un colloquio in tre anni. Ho vissuto di paura giorno dopo giorno. Poi i ragazzi della Croce Verde, che conoscevo da un anno solo, mi hanno dato la possibilità di poter vedere il sole all’aperto tutti i giorni e sono rinato».
Ma la storia di Antonino comincia molto tempo prima. Inizia da ragazzino, a Palermo, quando rimane prima orfano di padre e poi perde anche la mamma. Non è solo Antonino, ha quattro fratelli e due sorelle, ma quando rimangono senza genitori ognuno segue una sua strada e si allontanano. Antonino in quel periodo, erano gli inizi degli anni ’90, si arrangia come riesce. Lavora in nero come commesso per diversi negozi, troppo poco per una vita, ma abbastanza per sopravvivere. Poi si innamora, si sposa con un matrimonio semplice, semplicissimo, dal quale nascono due figli, ma perde il lavoro. «Sono stai anni disperati – racconta – avevo due figli da mantenere e non sapevo più dove sbattere la testa. Così, a forza di non trovare un lavoro, non avendo neppure studiato, mi sono legato agli ambienti della microcriminalità per la prima volta. Ero sfruttato da un piccolo giro di persone, rubavo, facevo truffe e in cambio avevo una sorta di stipendio». Ma non dura molto. Antonino è ricercato dalla polizia, lui ha paura e si costituisce. Gli viene proposto di collaborare con la giustizia e lui lo fa. Fa arrestare un giro di truffatori e in cambio, siccome incensurato, gli viene sospesa la pena di 2 anni. Ma un altro terremoto scuote la sua vita. La moglie lo lascia e porta via i figli.
«Ero orfano – prosegue –e la famiglia, per me, era la vita. Quando ho scoperto di essere rimasto solo sono scappato da Palermo e sono andato prima a Bologna e poi sono venuto a Genova. Non avevo niente però, non un lavoro né un posto dove dormire. Avevo solo fatto dei corsi di soccorso in una pubblica assistenza. Un giorno decisi di fare una rapina alle poste. Sono entrato insieme a due clochard nell’agenzia di Castelletto, qui a Genova. Eravamo riusciti a portare via poco più di mille euro così sono scappato ancora a Palermo». Antonino viene arrestato subito e condannato a tre anni. Nel frattempo ne accumula altri sei per i reati sospesi in precedenza e in tutto fanno nove anni e ne sconta una parte a Parma, perché è sottoposto a misura di sicurezza. Esce nel 2006 grazie all’indulto ma non sa che un processo ancora in piedi ne confermerà altri tre. «A questo punto, se non ci fossero stati i ragazzi della Croce Verde – conclude – sarei morto». Invece no, Antonino paga le sue colpe, lo fa aiutando la gente che ha bisogno.